lunedì 30 marzo 2009

Una coda troppo lunga

Quando Chris Anderson coniò nel 2004 il termine "coda lunga" (long tail), il fascino della sua filosofia suscitò grande interesse. Il capo-redattore di Wired ha proposto con un articolo sulla sua rivista una teoria, che è in pratica la correzione della storico principio di Pareto dell'80/20, aggiornato all'epoca del web. Il suo insegnamento ha fatto scuola ed è applicabile e riscontrabile in diversi campi. Ma se verifichiamo le sue idee nella delicata questione della sostenibilità economica di internet, secondo molti il sistema scricchiola ed entra in crisi.

Il problema è che la rete dà una possibilità praticamente infinita di creazione di pagine, siti e contenuti. Questo ovviamente grazie ai ridicoli costi informatici e allo spazio illimitato di Internet, fattori che distinguono questo moderno media dai classici predecessori. Tv e radio hanno infatti un numero limitato di frequenze, mentre l'estensione del web (ovvero l'esagerata lunghezza della coda) è al tempo stesso punto forte e punto debole, croce e delizia del proprio mezzo di comunicazione.

I navigatori e le aziende desiderose di pubblicità non sono infinite come gli indirizzi url! (Anche se volendo essere pignoli non possono esistere infinite pagine web senza infiniti creatori di esse.) Resta comunque il fatto inconfutabile che il mondo di Internet è per sua natura molto dispersivo e per un azienda un banner (potenzialmente visibile da tutto il mondo) non è attraente come un spot radiofonico o 30 secondi in prima serata su una rete televisiva.

In Italia sappiamo benissimo quali sono le potenzialità attuali della pubblicità nei vari media, che non sono sicuramente quelle degli ipertecnologici States. Da noi l'agenda è dettata dalla regina tv. Internet spesso non è altro che una cassa di risonanza per i più popolari programmi televisivi, come dimostra il fatto che nel portale italiano di YouTube i video più visti sono sempre spezzoni di Uomini e Donne, Amici e simili... I blogger più famosi sono non di rado personaggi già affermati in TV. La televisione ha invece al contrario il potere di rendere noti al grande pubblico certi siti web.

Nel nostro Paese c'è sicuramente la consapevolezza che le potenzialità (pubblicitarie) di internet non sono ancora ai livelli americani, altrimenti non si spiegherebbe perchè gran parte della popolazione è preoccupata e ossessionata dal fatto che una persona sola possieda quasi tutta la tv privata che conta. E la situazione è talmente nota che non è necessario nemmeno nominare la persona in questione.

Tutto ciò dimostra che non è detto che un giorno si troverà la soluzione per fare facili guadagni grazie a Internet. Molto probabilmente quest'ultimo verrà sfruttato meglio, ma i vari media continueranno a convivere come è sempre successo nella storia della comunicazione, svolgendo funzioni diversificate e complementari.

giovedì 19 marzo 2009

I giornali di domani

Forse non è un problema che attanaglia quotidianamente la gente comune ma preoccupa maggiormente chi lavora o aspira ad entrare in questo mondo. Sicuramente però chiunque deve fare i conti con la realtà che lo circonda (cronaca, politica, economia...) e quindi è senza dubbio di interesse comune il futuro dei giornali e di tutto il giornalismo.

«Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo» sostiene A. O. Sulzberger Jr, editore e presidente del celebre New York Times, il quotidiano n°1 degli Stati Uniti. Poichè è risaputo che negli USA le trasformazioni avvengono sempre in anticipo rispetto agli altri Paesi, bisogna considerare il problema della fantomatica prossima "morte dei quotidiani" come una preoccupazione molto seria per il mondo occidentale sviluppato e tecnologicamente avanzato, ma una questione a lungo termine per la maggior parte del mondo. Se oltreoceano i giornali cartacei storici ci stanno lasciano uno dopo l'altro come i veterani del Vietnam per trasferirsi on-line, gli ultimi dati indicano un aumento delle testate e delle vendite in edicola a livello mondiale. Nel nostro Paese, che non è senz'altro il Burundi, gli italiani sembrano ancora molto legati al caro vecchio giornale e come sempre siamo in ritardo rispetto agli altri stati europei nell'acquisire dimestichezza con i nuovi media.

La storia ci insegna che nessun mezzo di comunicazione, neppure il più obsoleto, è stato trapiantato completamente da un malvagio concorrente tecnologicamente più avanzato. La radio non è mai defunta nonostante la TV, e non è detto che le notizie su carta non possano sopravvivere alla concorrenza ad armi impari del web.

Tra tutti gli svantaggi che patisce il classico giornale nel confronto con i siti web vi è un naturale vantaggio basilare e fondamentale: la lettura su un supporto cartaceo è molto più facile e veloce rispetto alla lettura su uno schermo del PC o comunque digitale.

Personalmente, credo che ci sia un segnale positivo su cui riflettere e che ci induce a non essere troppo pessimisti nelle previsioni future: nel bel mezzo della crisi odierna, che coinvolge tutti e tutto, il settore dell'informazione non sembra essere tra quelli più sacrificabili e colpiti, anzi. Se in termini di assunzioni e investimenti nel classico quotidiano non si muove un gran che, non è sicuramente per una ipotetica crisi del giornalismo in generale, ma per una naturale e "darwiniana" concorrenza multimediale.

mercoledì 11 marzo 2009

La Repubblica riduce il formato e aumenta il carattere

Il cambiamento doveva iniziare già dalla fine di Febbraio e le indiscrezioni sulla novità circolavano da un po'. Al Gruppo Espresso non lo chiamano restyling, perché il layout del giornale resterà immutato, ma dal 4 Marzo La Repubblica ha variato la sua gabbia grafica iniziando un'opera di progressiva riduzione dell'altezza del quotidiano di 3 centimetri nel corso del 2009. Si passerà dai 47 ai 44 centimetri in altezza, mentre la larghezza rimarrà di 31,5 centimetri. Tutto questo per contenere i costi di stampa, in un periodo di crisi per tutti. Non ci saranno grosse variazioni, a parte un ingrandimento del carattere per venire in contro ai lettori anziani che si lamentati della loro difficoltà di lettura.

All'interno del numero di Repubblica del 4 Marzo si può trovare una piccola nota in cui viene spiegato che questa riforma è nata all'insegna della chiarezza e della praticità e che questo è un progetto di modernizzazione e di semplificazione, nell'interesse del lettore e delle sue esigenze. Si punta ad una lettura del quotidiano più veloce, chiara e facile.

Nel frattempo le dimensioni della carta rimangono però sempre le stesse e ci sono quindi degli antiestetici cedolini bianchi a bordo pagina.

Le reazioni dei lettori sono abbastanza discordanti. Non tutti infatti si bevono le motivazioni ufficiali e i nobili intenti dichiarati. Molti nostalgici non ci stanno a vedere il loro giornale impoverirsi per motivi economici.

Nel frattempo l'editore garantisce che non ci saranno danneggiamenti per la pubblicità: l'impatto di comunicazione degli spazi pubblicitari rimarrà invariato.