giovedì 19 marzo 2009

I giornali di domani

Forse non è un problema che attanaglia quotidianamente la gente comune ma preoccupa maggiormente chi lavora o aspira ad entrare in questo mondo. Sicuramente però chiunque deve fare i conti con la realtà che lo circonda (cronaca, politica, economia...) e quindi è senza dubbio di interesse comune il futuro dei giornali e di tutto il giornalismo.

«Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo» sostiene A. O. Sulzberger Jr, editore e presidente del celebre New York Times, il quotidiano n°1 degli Stati Uniti. Poichè è risaputo che negli USA le trasformazioni avvengono sempre in anticipo rispetto agli altri Paesi, bisogna considerare il problema della fantomatica prossima "morte dei quotidiani" come una preoccupazione molto seria per il mondo occidentale sviluppato e tecnologicamente avanzato, ma una questione a lungo termine per la maggior parte del mondo. Se oltreoceano i giornali cartacei storici ci stanno lasciano uno dopo l'altro come i veterani del Vietnam per trasferirsi on-line, gli ultimi dati indicano un aumento delle testate e delle vendite in edicola a livello mondiale. Nel nostro Paese, che non è senz'altro il Burundi, gli italiani sembrano ancora molto legati al caro vecchio giornale e come sempre siamo in ritardo rispetto agli altri stati europei nell'acquisire dimestichezza con i nuovi media.

La storia ci insegna che nessun mezzo di comunicazione, neppure il più obsoleto, è stato trapiantato completamente da un malvagio concorrente tecnologicamente più avanzato. La radio non è mai defunta nonostante la TV, e non è detto che le notizie su carta non possano sopravvivere alla concorrenza ad armi impari del web.

Tra tutti gli svantaggi che patisce il classico giornale nel confronto con i siti web vi è un naturale vantaggio basilare e fondamentale: la lettura su un supporto cartaceo è molto più facile e veloce rispetto alla lettura su uno schermo del PC o comunque digitale.

Personalmente, credo che ci sia un segnale positivo su cui riflettere e che ci induce a non essere troppo pessimisti nelle previsioni future: nel bel mezzo della crisi odierna, che coinvolge tutti e tutto, il settore dell'informazione non sembra essere tra quelli più sacrificabili e colpiti, anzi. Se in termini di assunzioni e investimenti nel classico quotidiano non si muove un gran che, non è sicuramente per una ipotetica crisi del giornalismo in generale, ma per una naturale e "darwiniana" concorrenza multimediale.

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