martedì 26 maggio 2009

Il coniglio multimediale

I giornalisti si lamentano della concorrenenza ad armi impari del web... e i "giornalisti" e gli editori dei giornalini pornografici cosa dovrebbero dire allora?

Ha sconvolto un po' tutti la notizia che la storica rivista Playboy è in vendita. Ma in realtà non c'è niente di cui sorprendersi. Si tratta solo di un altro settore messo in crisi dalla concorrenza spietata di internet.

In questo caso, probabilmente le possibilità offerte dal web non lasciano davvero speranza ai vecchi giornalini nascosti sotto al letto. Senza addentrarci nei particolari, mi pare evidente che la multimedialità si sposi perfettamente con il culto delle "donnine nude".

Playboy non è solo una rivista. Il marchio del coniglietto si estende a moltissimi campi, ma nonostante questo l'azienda dell'ottantatreenne Hugh Hefner non rende più per colpa del troppo porno gratuito sul web.

C'è da dire che il Playboy ha provato a stare al passo con i tempi, curando molto il suo sito internet. Si saranno resi conto che non si può competere con le possibilità del web, almeno in questo campo, e che l'impero costruito da Hefner prima o poi potrebbe sgretolarsi.

Del resto bisognava cominciare a presagire qualcosa, quando il fondatore di Playboy si era presentato a Sanremo da Bonolis con le sue "conigliette". In periodo di crisi, bisogna turarsi il naso e provare a sopravvivere. Sono tempi duri per chiunque, anche per i vecchietti che vivono in una villa regale insieme a prosperose bionde ventenni.

mercoledì 20 maggio 2009

Lo sport sul web 2

Non esistono "giornali on-line" ma "web-giornali". Un esempio lampante: i siti sportivi sono praticamente uguali fra loro e questo deriva dalla piattaforma comune. Infatti, spesso non ci si accorge che alcuni di essi derivano da un prodotto specifico di altri media.

Come ho già sostenuto, visitare la versione on-line della Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/) non equivale a sfogliare le pagine della "rosea”. In una tipica domenica calcistica, dopo le partite, il sito web viene subito aggiornato con risultati e commenti per chi era impegnato in una gita fuori porta nel pomeriggio e non intende aspettare l’uscita del quotidiano.

Altri siti sportivi fanno riferimento invece a una redazione televisiva, come http://www.sportmediaset.it/, la versione web di "Studio Sport".

Se non fosse per le pagine rosa di gazzetta.it e gli ampi spazi di sportmediaset.it dedicati al motomondiale (esclusiva di Italia 1), nessuno si accorgerebbe che questi portali derivano da un altro organo di informazione.

Bisogna aggiungere che alcuni siti non hanno niente a che fare con altri media (ad esempio la sezione sport di Virgilio). Anche in questo caso, secondo me, non si nota la differenza nella natura del sito.

Tutti i media tornano utili per informarsi in maniera diversa. Un appassionato di calcio può informarsi grazie al web, ma non per questo vuole rinunciare all'appuntamento giornaliero con Studio Sport o alla lettura della Gazzetta con gli amici al bar.

Come direbbe Mourinho: "Siii... Questa è mia personale opinione..."

sabato 16 maggio 2009

La multimedialità e il cinema

Non è solo l'informazione ad essere tradotta su più piattaforme mediali.

Il cinema è un ottimo esempio di come molti "prodotti" possono essere trasportati su vari media, cambiando radicalmente la propria natura, che è strettamento legata al mezzo di comunicazione, appunto. Il mondo del cinema attinge infatti da svariati altri mondi.

L'elenco di film tratti da romanzi, o più in genereale dal mondo della letteratura, è ovviamente lunghissimo. Penso sia inutile precisare che leggere un libro e vedere la sua trasposizione cinematografica non è la stessa cosa. Non a caso, ogni volta che c'è il tentativo di trasformare un romanzo in un film, nascono dibattiti e confronti tra chi preferisce l'una o l'altra versione. Il primo esempio che mi viene in mente è la lunga serie di film tratta dai romanzi di Stephen King.

Molti film portano sul grande schermo le fiabe che una volta potevano solo essere lette. Naturalmente, nonostante molti genitori usino le vidocassette della Disney per far addormentare i bambini, la vecchia abitudine della storia prima della nanna non è del tutto scomparsa.

Soprattutto negli ultimi anni, grazie al boom degli effetti speciali, possiamo goderci al cinema le avventure di molti supereoi dei fumetti. Questo è davvero un caso lampante di possibilità di cooperazione tra mezzi di comunicazione. Le grandi case editrici di fumetti, come la Marvel, utilizzano strategie di mercato che prevedono il coinvolgimento di più piattaforme. Le vicende dei personaggi sviluppano le proprie trame attraverso fumetti, serie animate, videogiochi, sequel/prequel... coinvolgendo così gli appassionati e ampliando il loro numero.

Il caso di Dawson's Desktop è davvero interessante. Si tratta di un uso sinergico di TV e internet, con l'effetto di un espansione sul web della popolare serie TV Dawson's Creek. La particolarità di questa vicenda è che l'idea, per certi versi geniale e all'avanguardia, non è venuta ad un esperto di marketing o comunicazione, ma a una fan di 14 anni.

Tutto ciò induce a ben sperare per l'informazione del futuro. Possibile che essa sia l'unico "prodotto" che sopperirà ai piedi della minaccia multimediale?

lunedì 11 maggio 2009

Il percorso multimediale della notizia

Viviamo nell'era della multimedialità ed è ormai assodato che il percorso della notizia è questo: internet-tv-giornale.

Non esiste infatti un mezzo più veloce e tempestivo di internet per comunicare una notizia. L'aggiornamento in tempo reale è il punto di forza del web. In qualsiasi momento della giornata un sito di news è praticamente come un giornale appena stampato.

Anche la tv riesce ad aggiornare in maniera piuttosto costante i telespettatori, ma mai come la rete web. Durante il giorno le diverse edizioni dei telegiornali coprono il bisogno di informazione, ma solo con i tg satellitari che vanno in onda per 24 ore al giorno si raggiunge un aggiornamento costante e ininterrotto. In caso di notizie importanti, le "edizioni straordinarie" dei tg vengono allestite in tempi molto brevi, ma la tv non è un mezzo elastico come la rete web: ci sono inevitabilmente dei palinsesti da rispettare.

Alla fine viene il turno anche del povero giornale, che esce una volta sola al giorno e parla di eventi accaduti 12, 18 o addirittura 24 ore prima. Se un tempo questo era normale, ora il cittadino supertecnologico e superinformato non ha bisogno di spendere 1 euro per avere notizie vecchie.

La cosa più interessante, secondo me, è analizzare il percorso della notizia considerando numero degli utenti dei vari media.
Nel nostro Paese, in cui regna la dea "tv", la maggior parte dei cittadini ha sempre appreso le notizie dal medium televisivo. Basti pensare ai 7 milioni di telespettatori di "Striscia la notizia".
Ultimamente, i dati secondo i quali 10 milioni e mezzo di utenti italiani utilizzano Facebook sembrano indicare una importante crescita della popolazione che riceve le notizie direttamente da internet.
Confrontati con questi numeri, le cifre relative alle tirature dei maggiori quotidiani italiani appaiono ridicole e sconfortanti. Arrotondando, 700mila copie circa per il "Corriere della Sera", 600mila copie per la "Repubblica", 500mila per la "Gazzetta". Per un totale di 1 milione e 800mila lettori.

Tutto questo fa riflettere: l'italiano medio si informa principalmente attraverso il linguaggio flash di internet e quello spettacolare e "visivo" della tv. L'informazione dettagliata, approfondita tipica dei quotidiani è un lusso che pochi si concedono. Questo perchè i giornali sono il mezzo meno economico per informarsi e il meno compatibile con la stressante e frenetica vita moderna.
Forse è ora di cominciare a preoccuparsi?