sabato 16 maggio 2009

La multimedialità e il cinema

Non è solo l'informazione ad essere tradotta su più piattaforme mediali.

Il cinema è un ottimo esempio di come molti "prodotti" possono essere trasportati su vari media, cambiando radicalmente la propria natura, che è strettamento legata al mezzo di comunicazione, appunto. Il mondo del cinema attinge infatti da svariati altri mondi.

L'elenco di film tratti da romanzi, o più in genereale dal mondo della letteratura, è ovviamente lunghissimo. Penso sia inutile precisare che leggere un libro e vedere la sua trasposizione cinematografica non è la stessa cosa. Non a caso, ogni volta che c'è il tentativo di trasformare un romanzo in un film, nascono dibattiti e confronti tra chi preferisce l'una o l'altra versione. Il primo esempio che mi viene in mente è la lunga serie di film tratta dai romanzi di Stephen King.

Molti film portano sul grande schermo le fiabe che una volta potevano solo essere lette. Naturalmente, nonostante molti genitori usino le vidocassette della Disney per far addormentare i bambini, la vecchia abitudine della storia prima della nanna non è del tutto scomparsa.

Soprattutto negli ultimi anni, grazie al boom degli effetti speciali, possiamo goderci al cinema le avventure di molti supereoi dei fumetti. Questo è davvero un caso lampante di possibilità di cooperazione tra mezzi di comunicazione. Le grandi case editrici di fumetti, come la Marvel, utilizzano strategie di mercato che prevedono il coinvolgimento di più piattaforme. Le vicende dei personaggi sviluppano le proprie trame attraverso fumetti, serie animate, videogiochi, sequel/prequel... coinvolgendo così gli appassionati e ampliando il loro numero.

Il caso di Dawson's Desktop è davvero interessante. Si tratta di un uso sinergico di TV e internet, con l'effetto di un espansione sul web della popolare serie TV Dawson's Creek. La particolarità di questa vicenda è che l'idea, per certi versi geniale e all'avanguardia, non è venuta ad un esperto di marketing o comunicazione, ma a una fan di 14 anni.

Tutto ciò induce a ben sperare per l'informazione del futuro. Possibile che essa sia l'unico "prodotto" che sopperirà ai piedi della minaccia multimediale?

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