mercoledì 17 giugno 2009

Il futuro delle news on-line

Ogni giorno spuntano articoli, interviste, post in cui esperti del settore dicono la loro sul futuro del giornalismo. Il punto centrale della questione è il modello di business da adottare.

Una cosa sola è certa: questo modello non si è ancora trovato e non è ancora possibile immaginare cosa accadrà in futuro.

In questi giorni il sito PeaceReporter ha realizzato uno speciale interessante sull'argomento. Viene analizzata in lungo e in largo la problematica situazione attuale.

Una soluzione auspicabile per le news sul web sono i micropagamenti. Gli utenti di internet, abituati a navigare gratis, difficilmente si lascieranno però convincere da questo compromesso. Ci sono altre strade percorribili. Una di queste consiste nel costituire una community composta dai lettori della testata, imitando il modello dei social network. In questo modo si potrebbe attrarre più pubblicità.

Gli editori sono divisi sul tema delle news gratis o a pagamento. I giornalisti USA, invece, sono sicuramente uniti nel difendere la loro categoria. Quasi tutti sono ostili alla diffusione delle notizie on-line gratuite. Ci sarà sempre bisogno, dicono, di un giornalismo di qualità e bisogna trovare la via giusta per garantire professionalità e affidabilità.

Lo "squalo" Rupert Murdoch, dal canto suo, adesso punta sulla vendita delle news pay per view. "È ovvio che si deve far pagare per i contenuti sul web, come mostra l'esperienza del Wall Street Journal", sostiene Murdoch. Sembra quindi che il tycoon australiano voglia portare avanti questa crociata. A breve i quotidiani del suo gruppo andranno online in versione pay-per-view.

Nel frattempo Michael Kinsley ripropone sul Washington Post il possibile intervento di Fondazioni non-profit per affrontare la crisi dei quotidiani su carta. Kinsley ricorda che un tempo molti dei grandi giornali Usa facevano capo a ‘’grandi personaggi o famiglie’’ che li hanno poi ceduti a gruppi e catene editoriali. Il noto giornalista propone un ritorno a un modello simile. Una proposta a mio parere molto triste e comunque difficilmente accettabile.

Come sarà il mondo dell'informazione del futuro? "Lo scopriremo solo vivendo" direbbe il grande Lucio Battisti. "Chi vivrà, vedrà" replicherebbe Rino Gaetano.

sabato 13 giugno 2009

Facebook non è più re dei social network

Pensavate che Facebook fosse il social network più frequentato del web? Non è più così. La palma d'oro va a QQ, il social network preferito in Cina, con i suoi 300 milioni di utenti.

Questo è uno dei dati più importanti che emerge dalla interessante ricerca di un blogger italiano, Vincenzo Cosenza, che ha pubblicato sul suo Vincos Blog la mappa mondiale dei social network. Si tratta di un lavoro durato oltre un mese, del quale si era cominciato a vociferare nella rete. A quel punto Cosenza è uscito allo scoperto e il successo della sua fatica è stato giustamente formidabile. Invito tutti a dare un occhiata.

La ricerca evidenzia come l'ormai ex re dei social network, Facebook, sia quello con la maggiore diffusione geografica e domini nel mondo "occidentale", cioè in Europa, Nord-America e Oceania.

Nonostante ciò, il social network n°1 è QQ, grazie alla fama nel Paese più popolato del mondo, la Cina. Spesso si sottovaluta l'influenza mondiale della popolazione cinese (1 miliardo e mezzo di abitanti!) e molti si dimenticano, per esempio, che è il mandarino la lingua più parlata al mondo, e non l'inglese o lo spagnolo. I più attenti si saranno accorti che i gruppi più numerosi su Fb sono proprio in lingua inglese e spagnola.

In molte zone del mondo resistono altri social network. Nel territorio russo ad esempio domina V Kontakte, in India e Brasile c'è Orkut. Si sono assicurati le loro roccaforti anche Hi5, Hives (Paesi Bassi), Mix (Giappone), Maktoob, Friendster, One e molti altri.

Vengono confermati inoltre l'ascesa di Twitter e il crollo di MySpace. Sul sito si può trovare anche una tabella con i primi tre siti per i Paesi più significativi. Sorprende il fatto che in alcuni, come Cina e Russia, Facebook non sia neppure sul podio. Non si vive di solo Facebook!

Insomma, il panorama dei social network è più vario di quello che si possa immaginare. Paese che vai, social network che trovi.

venerdì 12 giugno 2009

Il Nintendo DS a scuola

Dopo l'iPhone all'università, in Giappone arriva il Nintendo DS nelle scuole. Non per giocare, ma come supporto per lo studio e l'interazione con gli altri studenti e gli insegnanti. Si tratta di una versione particolare del DS che si chiamerà Nintendo DS Classroom. Sarà pronta per Febbraio 2010, con vari programmi educativi già installati.

La console, sviluppata dall'azienda di Kyoto e dalla Sharp, utilizza la tecnologia wireless per il traferimento di compiti e materiali di didattici. Per interagire attivamente con lo schermo si utilizza un pennino digitale.

Questa rivoluzione potrebbe sembrare una tipica diavoleria giapponese lontana dalla nostra realtà. Nelle nostre scuole impera ancora il binomio gesso-lavagna e le aule multimediali (dove esistono) sono praticamente inutilizzate. Eppure il progetto "Games in School", prodotto da 31 ministeri dell'Istruzione europei, è stato depositato lo scorso maggio presso il Consiglio di Strasburgo. Un barlume di reale modernizzazione per le scuole del vecchio continente.

martedì 9 giugno 2009

Serracchiani: dal web a Strasburgo

La squallida campagna elettorale che ha preceduto le elezioni è terminata. Ha lasciato il posto ai battibecchi tra politici che minimizzano le proprie sconfitte o esaltano le proprie vittorie.

Ma c'è una vincitrice indiscussa che emerge da queste elezioni europee: la trentottenne Debora Serracchiani, romana di nascita, udinese d'adozione. Qual'è stato il suo segreto? Il web.

La giovane candidata del Pd alle europee del Nord Est ha ottenuto un risultato straordinario in Friuli. Ha battuto addirittura il premier Silvio Berlusconi, in un duello che sembrava perso in partenza, come per Davide contro Golia. La nuova superstar democratica lanciata dal web ha raccolto più preferenze perfino del Cavaliere.

La Serracchiani ha ottenuto molta visibilità a marzo, quando è stata protagonista di un ottimo intervento all'assemblea dei circoli nazionali del Pd a Roma. Il video del suo brillante discorso è stato cliccatissimo nella rete, tanto che il suo successo a spinto Dario Franceschini a candidare l'astro nascente del partito.

Questo grande risultato si spiega con l'aria di novità che ha portato la candidatura della Serracchiani, giovane donna coraggiosa che rispecchia la filosofia del Partito Democratico. Il segretario Franceschini ha sicuramente vinto la sua scommessa ed è per lui una delle poche note positive di queste elezioni.

Ma il segreto di questa vittoria è stato il preziosissimo alleato della Serracchiani: il web. Dopo la popolarità ottenuta grazie al video su YouTube (e simili) del suo famoso discorso romano, la Serracchiani ha dimostrato di credere molto alle potenzialità di Internet. Per ottenere consensi e voti ha utilizzato per esempio il suo curato sito internet e il social network più popolare del momento, Facebook, . Basta dare un occhiata alla sua pagina per rendersi conto dell'exploit.

E i suoi fan su Fb hanno così potuto leggere lunedi mattina il messaggio: "Mi sveglio, un occhio ai dati e... in Friuli Venezia Giulia Debora batte "papi" 73.910 a 64.286".

giovedì 4 giugno 2009

La crisi delle edicole

Basta farsi un giro sul sito www.primaonline.it per capire che quotidiani, settimanali e mensili italiani non se la passano molto bene.

Siamo in periodo di crisi generale, certo, ma questo settore è in difficoltà soprattutto per la concorrenza spietata di internet. Anche se, bisogna ricordarselo, spesso i giornali vengono messi in difficolta dalle proprie versioni digitali, e quindi i guadagni si spostano sul web.

Non è una sorpresa il trend negativo che emerge dai dati di diffusione e vendita dei giornali. Le tabelle mettono chiaramente in evidenza la perdita di lettori dal 2008 al 2009, con alcune eccezioni.

Tra i quotidiani più importanti, suscita preoccupazione il -14% di Repubblica che perde una percentuale doppia di lettori rispetto al Corriere che accusa "solo" un -7%.

Per quanto riguarda la nostra realtà regionale, invece, il Messaggero Veneto regge bene per il momento (-0,6% e -0,3%), mentre il Piccolo è messo un po' peggio (-3,2% e -3,9%). Forse non è un caso che un quotidiano cittadino locale abbia perdite maggiori rispetto ad un quotidiano per molti aspetti simile che però è diffuso in un ampia zona non ancora totalmente servita da internet ad alta velocità.

I giovani in particolare preferiscono il pc all'edicola. Ma una cosa positiva c'è: il -38% e - 54% di Top Girl. Le ragazzine hanno finalmente smesso di perdere tempo con questo insulso giornaletto. Ma molto probabilmente si sono spostate su qualche forum o blog per chiedere consigli sulla loro prima "cotta" e per urlare al mondo quanto sono fighi i Tokio Hotel.

mercoledì 3 giugno 2009

Il poker on-line

Sempre più spesso i quotidiani italiani dedicano ampi spazi al nuovo fenomeno nato negli States: il poker on-line. Puntare soldi veri giocando a poker su internet è diventato legale a settembre del 2008. Dopo solo pochi mesi i numeri di questo business sono diventati impressionanti e i siti come PokerStars stanno facendo affari d'oro in tempo di crisi.

La legalizzazione del gioco on-line ha trovato quindi un mezzo adattissimo alla diffusione della versione più giocata del poker, il Texas Hold'em. Chi è appassionato di questo disciplina sa benissimo però che giocare on-line non è come giocare dal vivo (questa frase vi ricorda niente?). I numerosi siti di poker on-line non "uccideranno" mai il poker dal vivo; anzi, la popolarità del gioco è destinata ad aumentare in maniera esponenziale. In Italia è scoppiata infatti la mania per il tavolo verde, così come è successo negli Usa ormai molti anni fa (il solito ritardo cronico nostrano).

Nel poker digitale la componente matematica e il fattore "fortuna" rimangono intatti, ma si perde gran parte dell'aspetto psicologico. Non si possono studiare i comportamenti degli avversari, carpire i gesti, i tic, quelli che in gergo vengono chiamati "tell". Di sicuro il gioco on-line offre un notevole risparmio di tempo, perchè non ci sono carte da mescolare e chips da riordinare, ma questo vantaggio non è sufficiente a spingere i giocatori ad abbandonare il gioco classico. L'atmosfera che si vive in un torneo dal vivo è impagabile; basti vedere il tifo da stadio che accompagna i giocatori professionisti nelle massime competizioni mondiali.

Spero che abbiate capito la morale della fiaba. Del resto è sempre la stessa: ben vengano i nuovi media e i loro effetti positivi. Le vecchie abitudini potranno cambiare, ma mai scomparire del tutto.

martedì 26 maggio 2009

Il coniglio multimediale

I giornalisti si lamentano della concorrenenza ad armi impari del web... e i "giornalisti" e gli editori dei giornalini pornografici cosa dovrebbero dire allora?

Ha sconvolto un po' tutti la notizia che la storica rivista Playboy è in vendita. Ma in realtà non c'è niente di cui sorprendersi. Si tratta solo di un altro settore messo in crisi dalla concorrenza spietata di internet.

In questo caso, probabilmente le possibilità offerte dal web non lasciano davvero speranza ai vecchi giornalini nascosti sotto al letto. Senza addentrarci nei particolari, mi pare evidente che la multimedialità si sposi perfettamente con il culto delle "donnine nude".

Playboy non è solo una rivista. Il marchio del coniglietto si estende a moltissimi campi, ma nonostante questo l'azienda dell'ottantatreenne Hugh Hefner non rende più per colpa del troppo porno gratuito sul web.

C'è da dire che il Playboy ha provato a stare al passo con i tempi, curando molto il suo sito internet. Si saranno resi conto che non si può competere con le possibilità del web, almeno in questo campo, e che l'impero costruito da Hefner prima o poi potrebbe sgretolarsi.

Del resto bisognava cominciare a presagire qualcosa, quando il fondatore di Playboy si era presentato a Sanremo da Bonolis con le sue "conigliette". In periodo di crisi, bisogna turarsi il naso e provare a sopravvivere. Sono tempi duri per chiunque, anche per i vecchietti che vivono in una villa regale insieme a prosperose bionde ventenni.

mercoledì 20 maggio 2009

Lo sport sul web 2

Non esistono "giornali on-line" ma "web-giornali". Un esempio lampante: i siti sportivi sono praticamente uguali fra loro e questo deriva dalla piattaforma comune. Infatti, spesso non ci si accorge che alcuni di essi derivano da un prodotto specifico di altri media.

Come ho già sostenuto, visitare la versione on-line della Gazzetta dello Sport (http://www.gazzetta.it/) non equivale a sfogliare le pagine della "rosea”. In una tipica domenica calcistica, dopo le partite, il sito web viene subito aggiornato con risultati e commenti per chi era impegnato in una gita fuori porta nel pomeriggio e non intende aspettare l’uscita del quotidiano.

Altri siti sportivi fanno riferimento invece a una redazione televisiva, come http://www.sportmediaset.it/, la versione web di "Studio Sport".

Se non fosse per le pagine rosa di gazzetta.it e gli ampi spazi di sportmediaset.it dedicati al motomondiale (esclusiva di Italia 1), nessuno si accorgerebbe che questi portali derivano da un altro organo di informazione.

Bisogna aggiungere che alcuni siti non hanno niente a che fare con altri media (ad esempio la sezione sport di Virgilio). Anche in questo caso, secondo me, non si nota la differenza nella natura del sito.

Tutti i media tornano utili per informarsi in maniera diversa. Un appassionato di calcio può informarsi grazie al web, ma non per questo vuole rinunciare all'appuntamento giornaliero con Studio Sport o alla lettura della Gazzetta con gli amici al bar.

Come direbbe Mourinho: "Siii... Questa è mia personale opinione..."

sabato 16 maggio 2009

La multimedialità e il cinema

Non è solo l'informazione ad essere tradotta su più piattaforme mediali.

Il cinema è un ottimo esempio di come molti "prodotti" possono essere trasportati su vari media, cambiando radicalmente la propria natura, che è strettamento legata al mezzo di comunicazione, appunto. Il mondo del cinema attinge infatti da svariati altri mondi.

L'elenco di film tratti da romanzi, o più in genereale dal mondo della letteratura, è ovviamente lunghissimo. Penso sia inutile precisare che leggere un libro e vedere la sua trasposizione cinematografica non è la stessa cosa. Non a caso, ogni volta che c'è il tentativo di trasformare un romanzo in un film, nascono dibattiti e confronti tra chi preferisce l'una o l'altra versione. Il primo esempio che mi viene in mente è la lunga serie di film tratta dai romanzi di Stephen King.

Molti film portano sul grande schermo le fiabe che una volta potevano solo essere lette. Naturalmente, nonostante molti genitori usino le vidocassette della Disney per far addormentare i bambini, la vecchia abitudine della storia prima della nanna non è del tutto scomparsa.

Soprattutto negli ultimi anni, grazie al boom degli effetti speciali, possiamo goderci al cinema le avventure di molti supereoi dei fumetti. Questo è davvero un caso lampante di possibilità di cooperazione tra mezzi di comunicazione. Le grandi case editrici di fumetti, come la Marvel, utilizzano strategie di mercato che prevedono il coinvolgimento di più piattaforme. Le vicende dei personaggi sviluppano le proprie trame attraverso fumetti, serie animate, videogiochi, sequel/prequel... coinvolgendo così gli appassionati e ampliando il loro numero.

Il caso di Dawson's Desktop è davvero interessante. Si tratta di un uso sinergico di TV e internet, con l'effetto di un espansione sul web della popolare serie TV Dawson's Creek. La particolarità di questa vicenda è che l'idea, per certi versi geniale e all'avanguardia, non è venuta ad un esperto di marketing o comunicazione, ma a una fan di 14 anni.

Tutto ciò induce a ben sperare per l'informazione del futuro. Possibile che essa sia l'unico "prodotto" che sopperirà ai piedi della minaccia multimediale?

lunedì 11 maggio 2009

Il percorso multimediale della notizia

Viviamo nell'era della multimedialità ed è ormai assodato che il percorso della notizia è questo: internet-tv-giornale.

Non esiste infatti un mezzo più veloce e tempestivo di internet per comunicare una notizia. L'aggiornamento in tempo reale è il punto di forza del web. In qualsiasi momento della giornata un sito di news è praticamente come un giornale appena stampato.

Anche la tv riesce ad aggiornare in maniera piuttosto costante i telespettatori, ma mai come la rete web. Durante il giorno le diverse edizioni dei telegiornali coprono il bisogno di informazione, ma solo con i tg satellitari che vanno in onda per 24 ore al giorno si raggiunge un aggiornamento costante e ininterrotto. In caso di notizie importanti, le "edizioni straordinarie" dei tg vengono allestite in tempi molto brevi, ma la tv non è un mezzo elastico come la rete web: ci sono inevitabilmente dei palinsesti da rispettare.

Alla fine viene il turno anche del povero giornale, che esce una volta sola al giorno e parla di eventi accaduti 12, 18 o addirittura 24 ore prima. Se un tempo questo era normale, ora il cittadino supertecnologico e superinformato non ha bisogno di spendere 1 euro per avere notizie vecchie.

La cosa più interessante, secondo me, è analizzare il percorso della notizia considerando numero degli utenti dei vari media.
Nel nostro Paese, in cui regna la dea "tv", la maggior parte dei cittadini ha sempre appreso le notizie dal medium televisivo. Basti pensare ai 7 milioni di telespettatori di "Striscia la notizia".
Ultimamente, i dati secondo i quali 10 milioni e mezzo di utenti italiani utilizzano Facebook sembrano indicare una importante crescita della popolazione che riceve le notizie direttamente da internet.
Confrontati con questi numeri, le cifre relative alle tirature dei maggiori quotidiani italiani appaiono ridicole e sconfortanti. Arrotondando, 700mila copie circa per il "Corriere della Sera", 600mila copie per la "Repubblica", 500mila per la "Gazzetta". Per un totale di 1 milione e 800mila lettori.

Tutto questo fa riflettere: l'italiano medio si informa principalmente attraverso il linguaggio flash di internet e quello spettacolare e "visivo" della tv. L'informazione dettagliata, approfondita tipica dei quotidiani è un lusso che pochi si concedono. Questo perchè i giornali sono il mezzo meno economico per informarsi e il meno compatibile con la stressante e frenetica vita moderna.
Forse è ora di cominciare a preoccuparsi?

domenica 26 aprile 2009

Lo sport sul web

La mia tesi, dunque, è questa: non esistono "giornali on-line" ma esistono i "web-giornali". Provo a spiegarla meglio con un esempio: i siti sportivi.

Il quotidiano sportivo italiano più popolare, la Gazzetta, ha ovviamente il suo sito personale, ovvero la sua versione on-line (http://www.gazzetta.it/index.shtml?refresh_ce). Come ho già sostenuto, visitare questo sito non equivale a sfogliare le pagine della "rosea" originale. Questo è particolarmente evidente soprattutto se si pensa ad una normale domenica calcistica: dopo le partite, il sito web viene immediatamente aggiornato con risultati e commenti, poichè un numero elevatissimo di visitatori (che si è fatto una gita fuori porta nel pomeriggio) è interessato ad avere subito le notizie della giornata, e non intende certo aspettare la mattina del lunedi.

Il sito della Gazzetta non è in fondo diverso da altri siti sportivi. Alcuni di questi fanno riferimento a una redazione televisiva, come ad esempio http://www.sportmediaset.it/?refresh_ce, che sarebbe praticamente la versione web di "Studio Sport". Altri siti non hanno niente a che fare con altri media (ad esempio la sezione sport di Virgilio). Il fatto che questi (e molti altri) portali sportivi siano praticamente uguali fra loro ci fa capire che questo deriva solo dalla loro piattaforma comune. Se non fosse per il fatto che le pagine di gazzetta.it hanno le rifiniture rosa e che sportmediaset.it parla molto di motomondiale (su cui punta molto la rete Italia 1), nessuno si accorgerebbe che questi portali derivano da un altro organo di informazione.

Non è necessario essere dei malati di calcio per accorgersi che tutti i media tornano utili per informarsi in maniera diversa.

Un tifoso si può guardare la partita della sua squadra del cuore in Tv. Ma se è in viaggio, approfitterà della radio per seguire il corso del match. Alla fine dell'incontro, se per esempio è un giocatore di fantacalcio, vorrà sicuramente saperne di più su tutte le gare della giornata e quindi accenderà il pc e spulcerà i tabellini delle varie partite. La sera, naturalmente, imperdibile dibattito nelle diverse trasmissioni Tv tra giornalisti e protagonisti della domenica. Il giorno dopo, infine, ognuno potrà leggersi con tutta calma e ovunque si trovi (senza dover avere nessuno strumento elettronico) il suo giornale sportivo preferito e apprendere tutte le dichiarazioni di allenatori, giocatori e presidenti.

Come direbbe Mourinho: "Siii... Questa è mia personale opinione..."

mercoledì 22 aprile 2009

Non esistono giornali "on-line"

Da quando è arrivato il fantasma di Internet sulla scena mondiale e i quotidiani hanno creato le loro prime versioni on-line, si è scatenato il panico: per molti sembra inevitabile che il classico quotidiano cartaceo venga sostituito dalla sua forma digitalizzata. L'evoluzione tecnologica viene vista spesso come un maligno processo irreversibile che spazza via tutto quello che trova sulla sua strada.

Il punto è che i cosiddetti "giornali on-line" non sono dei veri e propri giornali e quindi questa definizione, secondo me, non ha molto senso. La storia ci insegna che il giornalismo è nato grazie alla grande invenzione di Gutenberg. Quando la radio e la tv hanno cominciato a trasmettere i propri notiziari, caratteristici del proprio medium, questi sono stati denominati rispettivamente radio-giornali e tele-giornali. Sarebbe quindi più corretto chiamare le pagine web dei quotidiani con il termine "web-giornali". Questi sono sicuramente un prodotto diverso con le proprie peculiarità.

Io stesso sfoglio abitualmente le pagine di quotidiani nazionali come il Corriere e quotidiani sportivi come la Gazzetta e poi magari nello stesso giorno navigo anche nella loro versione web. Ma non mi sento un idiota, non reputo di fare due volte la stessa cosa, perdendo tempo a dedicarmi praticamente più volte alla stessa attività.

Ogni mezzo di comunicazione ha le sue particolarità. Ad esempio, non penso si potrà mai sostituire facilmente la comodità di cambiare la pagina di una rivista quando l'argomento non è di nostro interesse. Chiudere la finestra di un browser o aprire altre schede non è facile e immediato come sfogliare con le dite delle pagine. Ovviamente Sul web ci saranno invece molti altri vantaggi: la multimedialità e la possibilità di interagire con dei sondaggi, per esempio.

Ecco, dunque, perchè il prototipo storico del giornale non verrà mai rimpiazzato completamente. Del resto, senza giornali, mi spiegate con che cosa potremmo avvolgere in futuro il nostro pesce? Con il tappetino del mouse?

domenica 19 aprile 2009

Su Facebook siamo immortali?

C'è una domanda che mi turba da un po' di tempo: cosa succede ai profili su Facebook delle persone che nella vita reale sono morte? Spero che non sia una domanda troppo macabra e di non essere gravemente malato. Voi che dite? Ho scoperto grazie a Google di non essere assolutamente il primo a farmi certi problemi, e questo mi ha sicuramente consolato. Fra i tanti blog che si sono occupati della faccenda ho letto questo post, uno dei più recenti ed interessanti. Non sono ancora riuscito però a scoprire cosa succede dunque alle pagine delle persone decedute. Qualcuno è in grado di dirmelo? (Spero non per esperienza personale)

Ho scoperto in compenso che esiste la possibilità di compilare un testamento digitale per lasciare per iscritto le nostre volontà riguardo ai nostri dati personali sparsi in giro per il web, tra social network, blog, ecc...

venerdì 17 aprile 2009

Le vignette incriminate



Penso che sia importante andare a riguardarsi quello che è andato in onda prima di prendere una posizione in merito a questa spinosa questione. Si rischia altrimenti di schierarsi per una questione di "fede" ideologica.

mercoledì 15 aprile 2009

Un euro per il terremoto?

Voglio segnalarvi un pezzo molto interessante di Giacomo Di Girolamo, riportato anche da Sofri nel suo blog Wittgenstein.

Credo che sia un altro buon esempio di come internet (in questo caso Facebook) riesca a volte a far emergere una coraggiosa voce fuori dal coro. Probabilmente questo pensiero rimarrà confinato all'interno del web, ma è già qualcosa.

venerdì 10 aprile 2009

Il terremoto e i media

Un evento tragico come il terremoto in Abruzzo ci dà lo spunto per osservare come i media hanno trattato questa tragedia. Va detto che il comportamento dei giornalisti è stato ritenuto in questi giorni (ed io concordo) quasi impeccabile, nonostante l'episodio dell'infastidito presidente Napolitano.

Naturalmente quando capitano questi disastri i quotidiani sono il mezzo di informazione meno adatto per avere notizie fresche e aggiornate. In questo caso, in particolare, la scossa è avvenuta durante la notte e i giornali sono usciti il giorno dopo senza poter riportare nulla a riguardo. Si è dovuto aspettare martedi per poter vedere le foto delle case distrutte, che non hanno lo stesso impatto di un filmato.

Il pubblico ha potuto seguire sicuramente più da vicino le vicende abruzzesi accendendo la tv: il palinsesto di tutte le emittenti è stato stravolto per molti giorni ed ogni trasmissione si è occupata del fatto. Ovviamente le telecamere possono condurre lo spettatore sul luogo e trasmettere in diretta il dolore dei terremotati. Gli ascolti sono stati infatti altissimi e ha suscitato molte reazioni la decisione del tg1 di comunicare questo boom nei dati auditel.

Per quanto riguarda il web, invece, bisogna dire che internet ha una grande potenzialità che gli altri media non hanno: ha la possibilità di far sentire la voce della popolazione. Solo sulla rete noi possiamo interagire, fare commenti, rispondere. Questo è il luogo in cui si è potuto constatare la solidarietà degli italiani e la loro reazione.
Inoltre, come al solito, solo sul web trovano spazio le critiche agli altri media, come per il caso gia citato del tg1 oppure per l'ennesima gaffe del Premier Berlusconi, riportata solo all'estero.

Tutto questo, secondo me, testimonia che il panorama dei mass media è interessante perchè è vario, e in futuro potrebbe molto probabilmente rimanere tale, in un auspicabile contesto di collaborazione fra i media e di integrazione fra i vari mezzi di infomazione.

sabato 4 aprile 2009

Google corteggia Twitter

Il sito TechCrunch riporta una clamorosa notizia per il mondo del web: Google ha messo gli occhi su Twitter. Il colosso di Mountain View vuole acquistare il servizio di microblogging, che attraversa una fase di notevole crescita. Tutto ciò non sorprende, poichè farebbe gola a chiunque un sito così popolare che garantisce sicuri guadagni per il futuro. Sembra che Twitter sia molto interessata alle proposte ricevute e che potrebbe davvero essere fagocitata da Google. Stiamo a vedere cosa accade.

lunedì 30 marzo 2009

Una coda troppo lunga

Quando Chris Anderson coniò nel 2004 il termine "coda lunga" (long tail), il fascino della sua filosofia suscitò grande interesse. Il capo-redattore di Wired ha proposto con un articolo sulla sua rivista una teoria, che è in pratica la correzione della storico principio di Pareto dell'80/20, aggiornato all'epoca del web. Il suo insegnamento ha fatto scuola ed è applicabile e riscontrabile in diversi campi. Ma se verifichiamo le sue idee nella delicata questione della sostenibilità economica di internet, secondo molti il sistema scricchiola ed entra in crisi.

Il problema è che la rete dà una possibilità praticamente infinita di creazione di pagine, siti e contenuti. Questo ovviamente grazie ai ridicoli costi informatici e allo spazio illimitato di Internet, fattori che distinguono questo moderno media dai classici predecessori. Tv e radio hanno infatti un numero limitato di frequenze, mentre l'estensione del web (ovvero l'esagerata lunghezza della coda) è al tempo stesso punto forte e punto debole, croce e delizia del proprio mezzo di comunicazione.

I navigatori e le aziende desiderose di pubblicità non sono infinite come gli indirizzi url! (Anche se volendo essere pignoli non possono esistere infinite pagine web senza infiniti creatori di esse.) Resta comunque il fatto inconfutabile che il mondo di Internet è per sua natura molto dispersivo e per un azienda un banner (potenzialmente visibile da tutto il mondo) non è attraente come un spot radiofonico o 30 secondi in prima serata su una rete televisiva.

In Italia sappiamo benissimo quali sono le potenzialità attuali della pubblicità nei vari media, che non sono sicuramente quelle degli ipertecnologici States. Da noi l'agenda è dettata dalla regina tv. Internet spesso non è altro che una cassa di risonanza per i più popolari programmi televisivi, come dimostra il fatto che nel portale italiano di YouTube i video più visti sono sempre spezzoni di Uomini e Donne, Amici e simili... I blogger più famosi sono non di rado personaggi già affermati in TV. La televisione ha invece al contrario il potere di rendere noti al grande pubblico certi siti web.

Nel nostro Paese c'è sicuramente la consapevolezza che le potenzialità (pubblicitarie) di internet non sono ancora ai livelli americani, altrimenti non si spiegherebbe perchè gran parte della popolazione è preoccupata e ossessionata dal fatto che una persona sola possieda quasi tutta la tv privata che conta. E la situazione è talmente nota che non è necessario nemmeno nominare la persona in questione.

Tutto ciò dimostra che non è detto che un giorno si troverà la soluzione per fare facili guadagni grazie a Internet. Molto probabilmente quest'ultimo verrà sfruttato meglio, ma i vari media continueranno a convivere come è sempre successo nella storia della comunicazione, svolgendo funzioni diversificate e complementari.

giovedì 19 marzo 2009

I giornali di domani

Forse non è un problema che attanaglia quotidianamente la gente comune ma preoccupa maggiormente chi lavora o aspira ad entrare in questo mondo. Sicuramente però chiunque deve fare i conti con la realtà che lo circonda (cronaca, politica, economia...) e quindi è senza dubbio di interesse comune il futuro dei giornali e di tutto il giornalismo.

«Internet è un posto meraviglioso ed è lì che ci stiamo dirigendo» sostiene A. O. Sulzberger Jr, editore e presidente del celebre New York Times, il quotidiano n°1 degli Stati Uniti. Poichè è risaputo che negli USA le trasformazioni avvengono sempre in anticipo rispetto agli altri Paesi, bisogna considerare il problema della fantomatica prossima "morte dei quotidiani" come una preoccupazione molto seria per il mondo occidentale sviluppato e tecnologicamente avanzato, ma una questione a lungo termine per la maggior parte del mondo. Se oltreoceano i giornali cartacei storici ci stanno lasciano uno dopo l'altro come i veterani del Vietnam per trasferirsi on-line, gli ultimi dati indicano un aumento delle testate e delle vendite in edicola a livello mondiale. Nel nostro Paese, che non è senz'altro il Burundi, gli italiani sembrano ancora molto legati al caro vecchio giornale e come sempre siamo in ritardo rispetto agli altri stati europei nell'acquisire dimestichezza con i nuovi media.

La storia ci insegna che nessun mezzo di comunicazione, neppure il più obsoleto, è stato trapiantato completamente da un malvagio concorrente tecnologicamente più avanzato. La radio non è mai defunta nonostante la TV, e non è detto che le notizie su carta non possano sopravvivere alla concorrenza ad armi impari del web.

Tra tutti gli svantaggi che patisce il classico giornale nel confronto con i siti web vi è un naturale vantaggio basilare e fondamentale: la lettura su un supporto cartaceo è molto più facile e veloce rispetto alla lettura su uno schermo del PC o comunque digitale.

Personalmente, credo che ci sia un segnale positivo su cui riflettere e che ci induce a non essere troppo pessimisti nelle previsioni future: nel bel mezzo della crisi odierna, che coinvolge tutti e tutto, il settore dell'informazione non sembra essere tra quelli più sacrificabili e colpiti, anzi. Se in termini di assunzioni e investimenti nel classico quotidiano non si muove un gran che, non è sicuramente per una ipotetica crisi del giornalismo in generale, ma per una naturale e "darwiniana" concorrenza multimediale.

mercoledì 11 marzo 2009

La Repubblica riduce il formato e aumenta il carattere

Il cambiamento doveva iniziare già dalla fine di Febbraio e le indiscrezioni sulla novità circolavano da un po'. Al Gruppo Espresso non lo chiamano restyling, perché il layout del giornale resterà immutato, ma dal 4 Marzo La Repubblica ha variato la sua gabbia grafica iniziando un'opera di progressiva riduzione dell'altezza del quotidiano di 3 centimetri nel corso del 2009. Si passerà dai 47 ai 44 centimetri in altezza, mentre la larghezza rimarrà di 31,5 centimetri. Tutto questo per contenere i costi di stampa, in un periodo di crisi per tutti. Non ci saranno grosse variazioni, a parte un ingrandimento del carattere per venire in contro ai lettori anziani che si lamentati della loro difficoltà di lettura.

All'interno del numero di Repubblica del 4 Marzo si può trovare una piccola nota in cui viene spiegato che questa riforma è nata all'insegna della chiarezza e della praticità e che questo è un progetto di modernizzazione e di semplificazione, nell'interesse del lettore e delle sue esigenze. Si punta ad una lettura del quotidiano più veloce, chiara e facile.

Nel frattempo le dimensioni della carta rimangono però sempre le stesse e ci sono quindi degli antiestetici cedolini bianchi a bordo pagina.

Le reazioni dei lettori sono abbastanza discordanti. Non tutti infatti si bevono le motivazioni ufficiali e i nobili intenti dichiarati. Molti nostalgici non ci stanno a vedere il loro giornale impoverirsi per motivi economici.

Nel frattempo l'editore garantisce che non ci saranno danneggiamenti per la pubblicità: l'impatto di comunicazione degli spazi pubblicitari rimarrà invariato.